Fratture femore

Fratture di femore

Maurizio A. Catagni

L’applicazione del fissatore circolare nelle fratture del femore rappresenta un campo relativamente limitato.
L’applicazione di un fissatore, nelle fratture prossimali o diafisarie, è consigliata in caso di esposizione (fratture ad alta energia) o comminute o con perdita di sostanza, ove una sintesi interna potrebbe incorrere nei rischi di una infezione.

Nelle fratture distali, sovra e dia condiloidee, l’indicazione è più ampia, soprattutto se il segmento distale è piccolo con una difficoltà alla fissazione esterna.

Fermo restando che la regione articolare deve essere ridotta il più possibile in maniera anatomica, si può associare una sintesi di minima per la sintesi dei frammento articolari ed una fissazione esterna come stabilizzazione, evitando una devitalizzazione dei frammenti e scongiurando il rischio di necrosi ed infezione. Il vantaggio del fissatore circolare è quello di poter estendere la fissazione a livello della gamba e permettere, con l’applicazione di snodi, un più rapido recupero funzionale del ginocchio, by-passando la frattura che non viene sollecitata dal movimento e con la possibilità di un carico (anche se non completo) molto precoce.

Il montaggio standard è costituito da un anello distale, un arco e uno o due anelli intermedi (a secondo della forma e localizzazione della frattura).

La fissazione distale è costituita da un filo trasverso e due fiches, una da postero mediale ad antero laterale e una da postero laterale ad antero mediale.

La fissazione prossimale si attua con due fiches: una da postero laterale ad antero mediale e una da antero laterale a postero mediale.

Nell’anello (o negli anelli) intermedi, si applicano fiches da postero laterale a dantero mediale, nella configurazione già mostrata nell’atlante.

[ Caso 1 ]