Fratture Omero

Le fratture di omero non rappresentano un campo di vasta applicazione del fissatore circolare. Infatti, secondo l’esperienza del reparto di ortopedia e traumatologia dell’Ospedale di Lecco, per le fratture diafisarie semplici il mezzo di sintesi maggiormente indicato è il chiodo endomidollare, possibilmente retrogrado per evitare danni alla cuffia dei rotatori.

La fissazione esterna è indicata nei casi di fratture esposte contaminate, fratture comminute o in casi di politraumatismo ove una fissazione rapida è indicata per le gestione del paziente in terapia intensiva.
Nelle stragrande maggioranza dei casi ove si scelga la fissazione esterna, il fissatore monolaterale è da preferire, per la rapidità di applicazione ed anche perché, a differenza dell’arto inferiore, le forze in gioco non sono così grandi da richiedere la stabilità del fissatore circolare.

In casi di grave comminuzione o dove i monconi ossei siano piccoli (come in una frattura sovracondiloidea) il fissatore circolare può essere preso in considerazione per la possibilità dell’inserzione degli elementi di presa su vari piani così da garantire una stabilità accettabile anche nei piccoli segmenti.

Certamente, in fratture con interessamento articolare, soprattutto alla paletta omerale, è assolutamente necessario eseguire una riduzione anatomica aperta, cercando di devitalizzare il meno possibile i frammenti ossei, ricostruendo la superficie articolare applicando una fissazione interna a minima; in questo caso il fissatore esterno, magari a ponte tra omero e ulna, può sostituire egregiamente una placca di neutralizzazione, evitando al massimo la devitalizzazione di frammenti.

Il vantaggio del fissatore circolare, ben applicato, è quello di permettere precocemente la mobilizzazione del gomito mediante l’applicazione di cerniere centrate sull’asse di flesso estensione.

[ Caso 1 ]