Avambraccio

ALLUNGAMENTO AVAMBRACCIO
Maurizio A. Catagni

L’avambraccio, per il fatto di essere composto da due ossa di pari dignità funzionale, rappresenta un campo di difficile applicazione per quanto riguarda gli allungamenti, in quanto vi è un grande rischio, in un avambraccio corto ma funzionalmente valido, di produrre delle limitazioni funzionali post allungamento, soprattutto per quanto riguarda la prono supinazione.

Per questo motivo, secondo l’esperienza del Centro Ilizarov di Lecco, limitiamo gli allungamenti a quei casi ove, sicuramente, non vi sia il rischio di creare delle limitazioni funzionali.

Includiamo, dunque, i pazienti affetti da agenesia di ulna o radio, ove si può applicare un allungamento (associato ad eventuali procedimenti di correzione e centralizzazione della mano), ai difetti di lunghezza post traumatici di uno delle due ossa e a quei casi di ipometrie congenite differenziate delle due ossa. Sconsigliamo si eseguire un allungamento estetico di un avambraccio funzionalmente valido.

CASO 1  – Allungamento avambraccio

Anni 24, agenesia radiale con artrodesi pregressa ulno carpica e pollicizzacione 2° dito: allungamento 140% della lunghezza dell’avambraccio.

 CASO 2
Encondromatosi ulna con deformità ulna e dislocazione del capitello radiale.  Operata a 8 anni per allungamento ulna e correzione deformità con riposizione del capitello radiale (6 mesi di trattamento). Recidiva dopo 4 anni: nuovo intervento di asportazione encondroma, correzione ed allungamento ulna e nuova riposizione del capitello radiale (5 mesi di trattamento)

 CASO 3
Ipometria radio in esiti di frattura trattata chirurgicamente con danno della cartilagine di accrescimento